Lettera d’addio.

Devo confessarti che starti lontano è più difficile del previsto.
Ho cercato una scusa per mandarti via. Ma il pensiero ti richiama. Qui. In ogni momento. In ogni dettaglio.
E ti vedo passeggiare per le strade di una città che non ti appartiene. Sulle biciclette a te sconosciute. Indossare vesti che non compreresti mai.
E ti vedo nei giardini che non percorreresti. Tra le canzoni che non ascolteresti. Nei pensieri che non arriveranno a destinazione perché destinati a morire prima ancora di bussare alla tua porta.
E sai, dopotutto il cielo è immenso e il vento soffia sempre più forte. Forse sta rispondendo alle mie richieste. Le numerose preghiere di cancellarti. Di farla finita. Purché ti mandi via da me. E in qualche modo, come quell’antipatico yoyo che da piccola tanto detestavo, torni indietro. Sotto forma di ombra. Sotto forma di una melodia. Sotto forma di un sogno.
E sì, avrei voluto stringerti forte, per l’ultima volta. Dirti in faccia che un addio potesse renderci definitivamente sconosciuti o almeno di nuovo conoscenti, ma credo di essere troppo debole per resistere a questa forza. E se sfiorarti mi rende vulnerabile, significa che dopotutto non sono riuscita a giocare bene le mie carte o che questa volta ho giocato a carte scoperte, dimenticandomi di alzare le solite barriere difensive. Rischiando tanto. Rischiando me stessa.

Così sei partito. Scegliendo le grandi emozioni piuttosto che la mia mano. Un paio di pantaloni colore militare. Una qualche arma che non ho avuto il coraggio di guardare e un paio di fotografie che non ho idea di chi raffigurino.
Sta di fatto che la la vecchia toga ti sta stretta, come sta stretta anche a me. E ora che mi guardo allo specchio mi vedo diversa. Forse più grande. Forse con qualche ruga in più ma con gli occhi sempre umidi, di chi non smette di piangere nemmeno per un solo minuto. Di chi perde le sue giornate a pensare e a crearsi orrendi film che finiranno sempre e comunque in modo tragico. E sì, questo gioco non è mai stato una sicurezza. Forse nessuno dei due ha mai cercato un appiglio per un sospiro. Sempre sul filo della sorte alla ricerca di noi stessi. Perché non cadessimo giù nel burrone.
Ma ora che le mie mani stanche e sudate stanno perdendo ogni forza, è arrivato il momento di lasciarsi andare.
Così ti scrivo per informarti che partirò e non mi troverai al tuo ritorno. Che tutte le nostre battaglie si concludono con un addio.Perché non ci sono dolci parole per dirlo. Perché non ci sono modi giusti o sbagliati per salutarsi. È un addio. Un lungo, triste addio in una caduta libera verso lo sconosciuto.
Abbi cura di te.

-Elly Arcott

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